Confessioni di un indiano metropolitano

Ho solo un arco,
ho solo una freccia,
facendo breccia,
sulle mie idee,
colpirò il nemico –
Non so sparare,
ma ho il pugnale,
il più grande : ho anche le parole,
con coraggio,
tutto si può ottenere –
Quante storie!
Mi dissero : basta un punto,
per chiudere il cerchio,
così come un indiano ho guardato,
la stella. Allo specchio,
il guerriero si guardò –
Devo affrettarmi,
ora! Che, sto bene,
devo chiudere con la filologia,
la musica,
la paleografia e correre,
a Napoli, all’Orientale,
per comprendere :
la filosofia e la comunicazione,
che, dovranno essere,
per me, come per la mia famiglia chiare –
Pur di fermare la mia crescita,
mi hanno fatto esplodere :
la mente, con una sorta,
di strana polvere, mescolata,
al caffè…scene di gelosia fascista,
di cattiveria borghese –
Lo scrivo, perché nessuno,
mi crede,
eppure così fu! Volevano,
invalidare il guerriero –
Ma se leggete e perché sono :
ancora calato nella realtà,
certo! Non proprio come prima,
ma quel che basta,
per tornare a Napoli,
imparare da uno,
ed educarne cento e uno –
Non vedo l’ora,
di esercitarmi nella teoria,
comprendere il linguaggio,
la non violenza,
è stata la mia vittoria,
vivo di speranza –
L’indiano adesso : inizia a capire…

Di Giancarlo Ferrigno